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Agenti italiani, unitevi contro la Idd

Preso atto di quanto invasive e devastante siano le norme contenute nella Idd e in molti dei suoi articolati, gli agenti, leggete bene, solo gli agenti di assicurazione, dovranno rimettere, a breve, tutti i premi incassati a qualsivoglia titolo sui conti correnti delle compagnie.  
La stampa, non solo quella specializzata, ha espresso chiaramente la grave criticità di parecchi articolati, che pare abbiano il preciso scopo di affossare l’intermediazione assicurativa (che conta circa 200 mila addetti) ma, ben inteso, solo una parte: giusto gli agenti.

È sufficiente leggere il capo IV dell’articolo 10 al punto 6, che recita testualmente: “Gli Stati membri adottino tutte le misure necessarie per tutelare i clienti contro l’incapacità dell’intermediario assicurativo  di trasferire i premi alle imprese [...]”. 
L’indignazione e la drammatica preoccupazione generale degli agenti su questo argomento sono altissime.  Com’è possibile legiferare a legislatura conclusa, mettendo nero su bianco quanto sopra detto, a colpi di decreto? Gli agenti di assicurazione italiani risultano essere una banda di delinquenti? Un’associazione per delinquere? Da quando? 

Dalla fine dell’ultima guerra mondiale, chi ha sollevato e ricostruito le sorti delle compagnie? 
Gli agenti italiani hanno fatto grandi le imprese, le hanno rese solide, ricche, economicamente inattaccabili, con marchi prestigiosi e conosciuti nell’intero pianeta. E quando sono state attaccate, certo, la responsabilità non poteva cadere sugli intermediari ma su un management non all’altezza. De profundis…
È vero, nell’ambito agenziale qualche pecora nera ha battuto una strada sbagliata e, come diceva un noto dirigente, si è fatto trovare con il “sorcio in bocca”; rari casi nella molteplicità e onesta operosità di migliaia di intermediari. 
Ma quante altre pecore nere possiamo additare tra le compagnie? Non credo sia il caso di far nomi: tutti ben noti all’intero comparto. Gli angeli stanno solo in Paradiso e l’uomo è debole.

Il governo Gentiloni, con velocità supersonica e, vista dall’esterno, parrebbe anche con grande solerzia, addirittura anticipando i tempi previsti dalla stessa Ue, emette un dl chiudendo così un po’ la strada alla disamina dei fatti e alle dovute e preannunciate discussioni sulla materia, escludendo un serio confronto da parte degli organi preposti. 
Non dico ci si aspettasse dal governo in carica una difesa d’ufficio presso la stessa Ue, proprio sul contenuto di un testo offensivo quanto ingiusto, che trascina l’immagine dell’intermediazione nel fango, ma anche per le conseguenze future che lo stesso dl “regala” al comparto degli  agenti,  anche  e soprattutto sul fronte dell’occupazione.

Sorge il ragionevole dubbio, me lo si permetta, che sia una norma calata dall’alto, molto dall’alto. Un ulteriore cadeau alle banche? 
Il bilancio delle imprese di assicurazione (dati Ania) chiude il 2016 con un fatturato di oltre 143 miliardi di euro, con una variazione tra 2016 e 2015 di un -8,5%. Il famigerato decreto creerà, tra l’altro, una montagna di valuta per gli istituti di credito. Tutti si sono resi conto di quale business milionario sia questo, e molti, forse troppi, si sono ingolositi. Un’ingordigia che non ha voluto guardare chi ha creato questa enorme fortuna.
Non è inoltre stata consentita, grazie alla velocità con cui il consiglio dei ministri ha decretato, una seria valutazione sullo stop che andrà a vietare, al settore agenziale, qualsivoglia incasso su polizze già emesse o nuove. Tutti i premi dovranno essere versati sui conti delle compagnie. Bonifici, Rid, Pos…
Questa circostanza, caso vuole, si incrocia con i rigidi paletti, messi dalla Commissione Europea, dopo aver dato recentissimamente via libera alla costituzione di una sorta di bad bank, con regole che vietano tassativamente agli istituti di credito di acquistare Npl al ribasso ma solo al loro effettivo prezzo iniziale. Che sia stato trovato un nuovo escamotage per le banche, giusto per avere maggiore liquidità, visto la rigida rete di protezione emessa dalla Ue per la bad bank?

È una situazione realmente critica e mette in luce anche il dilettantismo della politica, legiferando senza una grande cognizione di causa e sorprendendo non solo gli intermediari. A titolo di cronaca, damma metà degli anni ’80 fino all’inizio dei ‘90, i governi in carica avevano istituito una commissione di cui facevano parte veri esperti della materia assicurativa, intellettualmente al di sopra delle parti, che operava solo ed esclusivamente per il bene degli assicurati, (non venivano pagati neanche a presenza): la commissione aveva il solo compito di analizzare e valutare le disposizioni Cee, tirare le debite conclusioni e rinviare gli studi al consiglio dei ministri o alle commissioni parlamentari preposte. Giusto per non incorrere in insanabili errori e non essere giudicati tuttologi. Responsabile ed ideatore, il Senatore Amabile.

La Idd in fatto d’indicazioni e controindicazioni non scherza. È sufficiente dare uno sguardo all’articolo 72 della direttiva in parola e si resta basiti. E vogliamo parlare delle sanzioni milionarie e fuori da ogni logica? 
Aprire anche il discorso sulle discriminazioni, così evidenti, da mettere a disagio anche coloro che ne sono beneficiati.
“L'incapacità” degli agenti di poter maneggiare denaro cede il passo a banche, broker, ecc., evidentemente meglio visti dall’ideatore e mettendo in luce, chiaramente, un’ingiustizia plateale e assurda. Tanto è vero che sull’onda della protesta e su calda sollecitazione del presidente Sna, Claudio Demozzi, è stato fissato un appuntamento presso l’Antitrust, dove si auspica che la professionalità e l’onestà intellettuale del presidente, accademico e avvocato, Giovanni Pitruzzella, riesca a chiarire qualche punto.
Ma non è finita qui. 

Resta ancora aperto il problema, non meno vistoso, di come verranno regolamentati gli intermediari cosiddetti accessori. Saranno iscritti a una nuova sezione, la F?  Saranno obbligati a seguire i regolari corsi di formazione come gli E? O, per grazia ricevuta, esonerati?  
È comunque già stato anticipato nel testo della Idd, senza pudore, che potranno avere (gli accessori) una “competenza limitata”.
Saranno stati inutili i 7/A, i 7/B, l’Adeguatezza, pratiche imposte agli agenti per la trasparenza nei confronti dell’utente, se poi questi poveri assicurati finiranno nelle fauci di coloro che poco e male possono masticare di tecnica assicurativa. Anche una polizza “a taglio fisso “ ha le sue clausole, condizioni, esclusioni, i suoi paletti: se il prodotto non venisse spiegato bene, chi pagherebbe l’eventuale sinistro respinto? Il solito Pantalone? 
Proclami tanti, indignazione infinita, qualche modesta barricata. È vero, è solo l’inizio, dice il presidente Claudio Demozzi, e c’è da augurarsi che la rabbia di molti, unita alla bruciante mortificazione, anche d’immagine, di un’intera categoria che ha reso forti e brulicanti di miliardi molti grandi gruppi assicurativi italiani, sappia essere unita, compatta, per optare verso soluzioni coerenti ai gravi fatti, senza scorciatoie lobbistiche, sino a ricorrere, se del caso, alla Corte di giustizia europea.

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