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Rischi, come passare dalla cultura all'azione

Circa 200 persone hanno assistito all'evento organizzato come ogni anno da Insurance Connect e promosso con il patrocinio di Regione Lombardia, Città metropolitana di Milano, Comune di Milano, Anra e Cineas. Quali risposte dare alle minacce che arrivano dall'esterno ma anche dai modelli di business obsoleti di molte realtà imprenditoriali italiane?

07/06/2019
Passare dalla cultura del rischio alla capacità di azione non è semplice, soprattutto se la prima è ancora così latitante: eppure, il compito di chi fa comunicazione in questo settore è proprio quello di continuare a impegnarsi per diffonderla. 
Con questo spirito si è tenuto ieri, 6 giugno 2019, il convegno Rischi: cultura e capacità di azione, organizzato come ogni anno da Insurance Connect, editore di questo portale e di Società e Rischio, e moderato dal direttore delle testate, Maria Rosa Alaggio. Circa 200 persone hanno assistito al convegno, promosso con il patrocinio di Regione Lombardia, Città metropolitana di Milano, Comune di Milano, Anra e Cineas
Assicuratori, intermediari, risk manager e aziende di vari settori si sono confrontati a Milano sulle trasformazioni dei modelli di produzione, sui nuovi profili di rischio e sulle possibili risposte a un’insicurezza sempre più pervasiva. 

Proprio sul tema dell'incertezza si è concentrato Lucio Poma, responsabile scientifico dell’area industria e innovazione di Nomisma, nell’intervento introduttivo della giornata. Il ricercatore ha parlato delle prospettive economiche mondiali, europee e italiane, confermando (se ce ne fosse stato bisogno) un quadro negativo ma da cui si può già intuire un cambiamento che si sta affacciando. Ci si attende per i trimestri futuri una contrazione dello sviluppo, a causa principalmente di tre fattori: crollo del prezzo del petrolio, inflazione che non riparte e guerra dei dazi, in un mondo bipolare in cui si scontrano Stati Uniti e Cina. 

LA SOSTENIBILITÀ COME RISPOSTA 
In un mondo sempre più liquido, le modalità di produzione abbattono gli steccati: settore secondario e terziario, contaminati dalla digitalizzazione, si ibridano in un flusso continuo di conoscenza. Manca, tuttavia, un sistema di sicurezza per le imprese, "un nuovo linguaggio comune". E allora si va alla ricerca di nuovi principii sovranazionali cui guardare: uno è l'Agenda 2030 dell’Onu, di cui ha parlato Luigi Ferrata, segretario di Asvis, ribadendo la necessità di considerare i rischi in un continuum: quello ambientale si lega a quello economico e sociale, a quello geopolitico. Secondo Massimo Michaud, presidente di Cineas, la sostenibilità può essere una soluzione alle minacce interconnesse perché risponde a una mancanza ormai sentita dalla società: l’aspirazione a un futuro dove la socialità sarà riscoperta e valorizzata.

IL GDPR IGNORATO 
La mattinata è proseguita con un focus sul cyber risk e sulla gestione dei dati nelle aziende. In questo senso il Gdpr non ha cambiato molto le cose: secondo Nicola Bernardi, presidente di Federprivacy, l’interpretazione che ne hanno data le aziende italiane è stata burocratica, minimale e low cost; non si è imposto (ancora) un modello virtuoso di gestione dei dati e questo squarcia un velo sull’arretratezza del settore italiano.
Anche Umberto Rapetto, cyber security advisor, ha lanciato l’allarme affinché i virus informatici non diventino le armi della prossima guerra mondiale. Del resto, come confermato da Roger Cataldi, head of cybersecurity practice di Almaviva, il 50% delle Pmi italiane ha subito almeno un attacco informatico nell’ultimo anno. Questi sono i dati noti ma, come si sa, le denunce di sinistri cyber, benché obbligatorie, sono ancora una minima parte del totale degli incidenti.

NUOVI MODI PER INTERROMPERE IL BUSINESS 
La chiusura della mattinata è stata affidata a un’interessante tavola rotonda d’approfondimento sul risk management delle aziende e le conseguenze della business interruption derivante da molteplici rischi, non ultimo quello reputazionale di cui molto si è discusso durante il dibattito. Sono intervenuti Carlo Cosimi, vice presidente di Anra e corporate head of insurance & risk financing di Saipem; Tommaso Faelli, legale dello studio Bonelli Erede e docente di Cineas; Luca Franzi De Luca, presidente di Aiba; Massimo Marchi, presidente di Marchi & Fildi e Filidea; Stefano Scoccianti, enterprise risk manager del gruppo Hera; Marco Valle, vice presidente di Aipai e Luigi Viganotti, presidente di Acb.

CLIMA: LA SCIENZA CHE GUIDA I PROCESSI 
La sessione pomeridiana è stata aperta da un approfondimento sui cambiamenti climatici, uno degli ambiti di rischio su cui occorre tenere più alta l’attenzione. Roberto Buizza, docente della Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa, e Andrea Minutolo, geologo e coordinatore scientifico di Legambiente, hanno fatto il punto su cosa sappiamo al momento, cosa sta accadendo e cosa possiamo aspettarci in futuro: mai come negli ultimi 800mila anni il livello di CO2 nell’atmosfera è aumentato così velocemente, così come la temperatura su una scala di tempo molto breve. E non c’è dubbio che siano le attività umane le responsabili di questo cambiamento. L’Italia non si sta impegnando quanto dovrebbe, lo Stato sovvenziona ancora l’industria estrattiva ma, come ha ricordato Buizza, se si investe in sostenibilità il Pil cresce perché i vantaggi di domani sono superiori all’investimento di oggi. La scienza può guidare questo processo.

LA POLIZZA RC NON BASTA 
Non più sostenibile è anche la lentezza della macchina della giustizia italiana. Una zavorra con cui devono fare i conti molti imprenditori italiani, e che scoraggia quelli esteri dall’investire nel nostro Paese. Guglielmo Elefante, responsabile dell’underwriting di Das, ha citato i dati relativi ai procedimenti pendenti al giugno 2018: 3,8 milioni quelli in ambito civile, oltre tre milioni in quello penale, con una durata media di circa tre anni. Elefante ha sottolineato come in un simile contesto la sola polizza Rc non sia più sufficiente per proteggere l’imprenditore, perché spesso i procedimenti passano dal civile al penale. È ciò che accade nel caso in cui i giorni di degenza a seguito di un infortunio sul lavoro superino i 40 giorni: nel 2018 le denunce in questo ambito risultano 641mila (dati Inail).

LA SENSIBILITÀ DELLE PMI 
La giornata si è conclusa con una tavola rotonda dedicata alle assicurazioni per le Pmi, in cui si è parlato delle problematiche più frequenti, della formazione commerciale e delle soluzioni che è possibile proporre oggi al cliente. Ne hanno discusso Daniela Marucci, della direzione tecnica danni e sinistri, e responsabile linea corporate di UnipolSai; Massimo Monacelli, chief property & casualty e claims officer di Generali Italia; Massimo D’Alfonso, direttore rami elementari di Sara Assicurazioni; e Fabrizio Perna, responsabile formazione commerciale di Reale Mutua. Il nostro tessuto imprenditoriale è composto da imprese di piccole dimensioni che considerano la gestione dei rischi in modo non adeguato: sebbene ci siano soluzioni assicurative nuove, il settore si trova spesso di fronte a interlocutori con cui è difficile comunicare. Farsi ascoltare, però, implica avere anche una value proposition forte, che chiama gli assicuratori a rivedere la propria organizzazione non più per linee di business ma per tipologia di impresa da assicurare. Lo sforzo del settore assicurativo è quello di riuscire a farsi ascoltare attraverso una consulenza di qualità per la quale serve formazione: un'education che parta dal basso, cioè dalla comprensione delle reali esigenze del cliente osservate sul campo.

Tutti i video del convegno e le presentazioni dei relatori saranno pubblicati nelle prossime settimane su www.insurancetrade.it, mentre sul numero di luglio di Insurance Review ci sarà un ampio resoconto di tutti gli interventi e delle tavole rotonde.

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